Mancalacqua
Capitolo 5
«Ti ho detto che è così!»
«No, si fa così, non così!»
«Se fai così non ne cavi un ragno dal buco! Devi fare così ti ho detto!»
Primo sentiva l’eco di due voci acute provenire da lontano. Era completamente buio. Si trovava a testa in giù dentro a quella che sembrava melma o fango o letame, ma senza odore, quasi un profumo. Cercò di alzarsi in piedi ma continuava a scivolare e cadere nella melma.
Una volta addirittura cadde di faccia e ne mangiò un bel po’.
Al disgusto iniziale per la consistenza molle subentrò l’incredulità per la bontà di quel succo polposo. Ne afferrò un po’ con la mano e ne mangiò ancora. Era appiccicoso al palato, ma dolce in gola.
«Stai fermo!»
«Stai fermo tu!»
Ancora quelle voci. Sembrava il litigio di due bambini. Primo si mosse carponi. Era immerso nel liquido fino al collo. Sentì battere due colpi vicino a lui e un’onda di quel liquido viscoso lo coprì completamente.
Alzò la testa per respirare ma sbatté contro il soffitto di quella cavità.
Fuori, Achille Casavecchia diede altri due colpi alla pancia della pesciona.
«Batti più forte», disse il barbiere Michelino alzandosi adagio, «batti più forte così aiutiamo Primo nella sua impresa».
«E in che modo potremmo aiutarlo?», chiese il sindaco.
«L’eco dei colpi gli farà trovare la strada», rispose Michelino.
«Il barbiere ha ragione!», incalzò il sindaco.«Forza, venite tutti!»
La folla si fece avanti con i palmi delle mani pronti. Ma Jolanda aveva un cattivo presentimento.
«Battete!», gridava il sindaco, «battete più forte che potete!».
Jolanda cercò di fermare la folla dal far schioccare la pelle del mostro, ma fu presto scansata e derisa.
Attorno alla pesciona si poteva vedere l’intero paese di Mancalacqua battere le loro mani umide sulla pelle traballante e viscida di quel mostro d’acqua.
Ad ogni colpo, il liquido bianco si montava e si addensava come fa l’albume quando lo si sbatte con la forchetta. Altri colpi e altro liquido. Primo stava per affogare.
«Fermi, lì fuori!» urlò Primo, «smettetela!», ma i colpi continuavano e lui si tappò il naso con una mano e rimase in apnea. Ancora colpi. Ora Primo era del tutto immerso nel liquido. Strinse gli occhi e cercò di avanzare ma la strada sembrava chiusa. Si girò su se stesso e fece per tornare indietro mentre fuori battevano e battevano sulla pancia del grande pesce.
Primo doveva fare qualcosa. D’un tratto, come la luna piena la notte quando viene scoperta dalle nuvole e illumina i campi di Mancalacqua, ricordò uno dei suoi trucchi più riusciti: il numero del ghiacciolo.