Mancalacqua
Capitolo 1
Una balena in un fiume.
Proprio così. Mancalacqua è un piccolo paese noto per un fatto realmente accaduto: un giorno nel fiume venne ad incagliarsi una balena.
Una balena, vi dico. Un mammifero d’acqua salata che nuotò nei dolci flutti del fiume. Ma come fa una balena a vivere nel fondale di pochi metri di un fiume? E infatti, dopo poco, morì.
Nella sua opera più importante Canti dell’Attesa, il poeta Adamo Petroli scrive:
“D’un baleno comparve una pesciona bianca e fiacca
Non Giona ma un putto s’accorse e gridò Mancalacqua!”
Adamo Petroli
Il fatto, tramandato fino ad oggi soltanto oralmente, è il seguente.
Il bambino si dice arrivò alle prime luci dell’alba. Si stava recando al fiume con il padre per pescare anguille. Quando vide un grande pesce urlò a squarciagola:«Papà! Una pesciona blocca l’acqua!» Il padre arrivò trafelato seguito da un cane cieco che abbaiava come un ossesso.
La pesciona era proprio lì, spiaggiata tra le impercettibili onde del fiume, con il suo piccolo grande occhio schiuso e la sua pelle biancastra piena di cicatrici. Il padre, un funzionario comunale, chiamò subito il sindaco, Achille Casavecchia, che infilò le brache alla bell’e meglio e si recò alla spiaggia.
Il sindaco chiamò un esperto di pesca. Ma l’esperto disse che bisognava chiamare un altro esperto di pesca. L’altro esperto di pesca disse che il problema principale era la secca. La pesciona mastodontica con la pancia gonfia bloccava come una diga il corso del fiume e dopo di lui non passavano che stanchi rivoli d’acqua tra i sassi porosi. Intanto il paese si stava allagando. Il sindaco sentenziò che occorreva scavare un buco nella testa della pesciona e vedere se avesse avuto intelletto.
«Per capire il motivo dell’incagliamento!» disse.
Al grande pesce fu fatto il buco con una specie di trivella sulla sommità del capo.
Ora serviva un bambino che ci entrasse.
«Oppure un nano!» gridò qualcuno.
Dal buco usciva un fumo caliginoso e un odore indescrivibile.
Dalla folla cominciarono ad urlare il nome del sindaco Achille Casavecchia.
«Casavecchia, vacci tu!»
«Sono troppo grasso!», rispose lui. Ed era vero.
«Mandiamo il ragazzino che l’ha trovato!», continuarono. Ma il bimbo si era già nascosto tra le fronde.
«Chiamiamo Primo!»
Ci fu silenzio. Primo Pasini era conosciuto in paese tanto per le sue doti di contorsionista quanto per la sua resistenza in apnea fluviale. Otto minuti o giù di lì.
Questa è la sua storia.
Primo arrivò in paese un giorno di molti anni prima. Cavalcava un asinello malconcio che trainava una carrozza.
«Mi chiamo Primo Pasini», disse in piedi sulla schiena storta dell’asino,«smilzo contorsionista!»
Ed era proprio smilzo, ed era proprio un contorsionista perché lo disse con la testa che sbucava da in mezzo alle gambe!
Ad accoglierlo non c’era che il cane cieco. Abbaiò, almeno.
Primo scese dall’asino con un balzo carpiato, assicurò l’animale con una corda ad un albero facendo un nodo a farfalla e fece scendere i teatranti: tutte scimmiette annoiate.
Contiamo le scimmiette che scendono dalla carovana
sono le scimmiette annoiate
Hai contato le scimmiette? Si? Allora sei pronto a procedere al secondo capitolo.