Radio Bullets – Griselda che sonnecchia nella polvere

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Il podcast della puntata di La Storia della tua Mappa del 01 08 2016 per Radio Bullets

Cosa faresti se non avessi paura?

È questa la domanda che si faceva Griselda tutte le domeniche verso il tardo pomeriggio, quando il sole aveva bruciato un’altra settimana dei suoi trentacinque anni e lei si alzava da tavola mentre la nonna sonnecchiava nella polvere, i parenti versavano un altro giro di Mezcal e suo padre Alvaro le chiedeva dove stesse andando.
Dove vai?
Fuori.
E fuori c’era la pianura di Parral, Messico, la città dove è stato assassinato il generale Pancho Villa, dopo che il grido Viva Villa! sancì una scarica di proiettili sulla sua automobile. A Parral la luna che sbuca dalle montagne della sierra madre a volte è talmente sfacciata che ti permette di leggere il giornale di notte. Ma non quella notte, e Griselda camminava al buio verso il centro assonnato della città e continuava a ripetersi la stessa domanda: cosa faresti se non avessi paura?
Un lavoro ce l’aveva, il padre ingegnere aveva avviato un’azienda di estrazione mineraria negli anni 90, una trentina di dipendenti, tanti camion che andavano avanti e indietro, operai sempre coperti di sabbia che sembravano impanati e un contratto quadro con il governo. Lei lo seguiva ovunque. Ma voleva continuare a studiare. Andare negli Stati Uniti, a El Paso in Texas come aveva fatto Miguel, che ora lavorava a Washington e quando tornava a Parral a lei non colpivano i vestiti color pastello un po’ larghi e senza forma come fossero disegnati da un bambino (vestono così gli americani? Si chiedeva), né il suo nuovo modo di parlare accentuando di sarcasmo la fine delle frasi (parlano così gli americani? Si chiedeva). No, a lei colpiva la consapevolezza, ogni volta, di volersene andare con lui. Quando parti?
Domani.
Mi porti con te?
E tuo padre?
Suo padre la stava aspettando a casa. Aveva perso la moglie sei anni prima, Griselda si era da poco laureata in economia. Un incidente in auto. Guidava lui.
Aprì la porta di casa e lo vide dormire sulla poltrona a quadri rossi e arancioni. I suoi baffi ispidi e la testa leggermente piegata. Stette un attimo a guardarlo. Cosa faresti ne non avessi paura?

Radio Bullets – Emma, che ha negli occhi una punta di nocciola

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l podcast e il testo della puntata di La storia della tua mappa del 25 07 2016 per Radio Bullets

Emma che negli occhi azzurri ha una punta di nocciola

Emma è convinta che gli amori sinceri possano nascere soltanto d’estate e soltanto in città. Per questo non si muove mai, non va in vacanza, pedala per Verona tra un lavori in corso e le poche auto e incontra le persone che come lei hanno deciso di rimanere.

E la sera va a mangiare angurie in un piccolo bar ma più che bar è un container grigio dai bordi rossi tra il cimitero monumentale, una strada a quattro corsie e un distributore di benzina e gli avventori vanno a pescare nelle vasche d’acqua e ghiaccio grandi fette di cocomeri e le puliscono per bene dei semi con un coltello dalla punta arrotondata con i trucioli di plastica che sbordano dal manico e scacciano le zanzare parlando di quasi niente.

Fino al giorno in cui, al maneggio dove lavora, incontra un uomo con dei bei baffi setosi ma la pelle di cuoio che le chiede di andare a lavorare per tutto il mese di agosto con lui in sicilia, a cefalù, gite turistiche a cavallo tra le meraviglie della trinacria ma solo per olandesi. Ci va e lì conosce Angelo, un ragazzo che di lavoro raccoglie ricci di mare restando sott’acqua per almeno 4 minuti e la gente ogni volta si chiede se è morto o se stia scherzando o se raccolga effettivamente dei ricci, e Angelo si innamora di lei ma non è buono con le parole e allora le prepara la colazione. Tutti i giorni. Cornetto con gelato alla mandorla. Raviola al forno. Cannolo con ricotta. Granita. Panzerottino con crema bianca. Brioche con il tuppo. Graffa con lo zucchero semolato attaccato sopra. Treccia. Iris con crema di pistacchio e mandorle. Succhi. toast. Miele. Pane con panelle e cazzilli. Yogurt.

Un giorno a passeggio sull’Etna, Emma vede un cane zoppicare lì in fondo. Scese da cavallo e gli si avvicina piano. E’ tanto arruffato quanto color delle arance e si fissano per un momento, il momento in cui lei decide che non l’avrebbe più lasciato.

La sera prima di ripartire Angelo, con quella sua bocca sgangerata le dice: rimani.

Glielo dice con i suoi denti tutti storti come se una grande pietra fosse caduta dal cielo sulla tastiera di un pianoforte. La sera è appiccicosa, ma lui sincero. E lei, che negli occhi azzurri ha una punta di nocciola, sorride per non dire nulla.

Poco più tardi, sdraiata a letto leggendo Le piccole virtù, soppesa per buoni cinque minuti questa frase: chissà perché d’un tratto siamo certi che la persona giusta si incontri in villeggiatura d’estate. Fa le valigie, prende il suo cane e salpa per Civitavecchia.

tornata in città il suo cane la segue trottandole dietro mentre lei in bici supera i lavori in corso in smaltimento perché sono già i primi di settembre. Continua a chiedersi perché si fosse convinta un giorno che gli amori sinceri potessero nascere soltanto d’estate e soltanto in città. Natalia Ginzburg non ha ragione, non ha quasi mai ragione. Si ferma e appoggia la bici a terra. Sbuffa, fa un piccola risata e accarezza il suo cane.

Radio Bullets – Sharon che pianifica una fuga

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Il podcast e il testo della puntata di La storia della tua mappa del 18 07 2016 per Radio Bullets

Dove sono nata e dove e come ho vissuto non ha molta importanza. Ciò che conta è quello che ho fatto dei luoghi e dei modi in cui sono vissuta.

Queste parole sono di Georgia O’Keffee, pittrice statunitense che decise di trasferirsi a vivere da New York in un deserto soltanto perché lì sentiva quello che lei stessa chiamava il Sense of Place, il senso, il significato del luogo. Il deserto era quello del New Mexico.

E nel deserto del New Mexico, a Las Cruces, ho incontrato Sharon. La sua è la storia di un’amicizia, una fuga e tante ceramiche.

Sharon a Nairobi a 14 anni per la prima volta incontrò suo padre. Lui viveva a Stoccolma. Si era spostato dal Kenya dopo aver lasciato la famiglia che Sharon aveva meno di due anni. A otto anni la piccola Sharon cominciò a sognarlo. Sogna un padre di cui non aveva visto nemmeno una foto, a parte una vecchia polaroid nascosta tra le cose di sua madre, lui la teneva in braccio, erano davanti casa. Di lui sapeva solo che era un ceramista, e la casa era ancora piena delle sue ceramiche colorate. Lo immaginava buono e generoso, un padre che avrebbe esaudito tutti i suoi desideri e detto di si a tutto ciò che sua madre e il suo patrigno le negavano. A 14 anni il desiderio di incontrarlo diventò una necessità. Si era iscritta ad un liceo artistico per diventare ceramista e un giorno, bevendo un milkshake nel bar sotto casa, Sharon vide sua madre trasalire. Al banco, in piedi, stava il padre biologico di Sharon. Ma “fu il più imbarazzante degli incontri”, così lo descrisse. In quelle due ore Sharon quasi non si mosse. Suo padre era sì generoso e gentile, ma rimaneva un estraneo. L’effetto però fu positivo nei confronti di sua madre, da cui si era allontanata negli ultimi anni. La distanza nei confronti del padre permise per contrappasso un riavvicinamento con sua madre.

Quando il padre di Sharon la salutò, a bar dopo il milkshake, le disse “Ci vediamo Nyambura”. Nyambura è il suo secondo nome, e Lynn, una ragazza in classe con lei e casualmente nel bar, si girò perchè Nyambura è anche il suo secondo nome. Il giorno successivo a quell’incontro Sharon e Lynn risero di questo e alla mensa rifletterono sui loro genitori, sulle severe regole della scuola e per i successivi tre mesi pianificarono una fuga. A maggio Sharon e Lynn scapparono per tre giorni, dormirono da un’amica più grande di Lynn e si avvicinarono al punto da costruire un legame di amicizia mai provato prima. Ma poco dopo Lynn andò al college a New York e per i due anni successivi l’unico loro contatto furono i like alle rispettive foto su Facebook. Ma anche Sharon vinse una borsa di studio per un college negli Stati Uniti e nel New Mexico conobbe Angela, una ragazza messicana che la invitò ad andare con lei a New York a spendere lo spring break e lì, in una città di otto milioni di abitanti e precisamente a Brooklyn nel quartiere di Greenpoint, Sharon vide Lynn uscire da un negozio di vestiti di seconda mano. Due anni più tardi, lo scorso febbraio tornarono insieme a Nairobi dove oggi vivono creando ceramiche che raccontano di loro e dei luoghi dove hanno vissuto.

E allora da Nairobi a New York a Las Cruces cosa importa dove e come si è vissuto, come diceva Georgia O’Keffee, importa ciò che si fa dei luoghi e dei modi in cui si è vissuto. Che siano un’amicizia, una fuga, o delle ceramiche.

Articolo Corriere.it > Sociale: Reverse impresa sociale

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La grande innovazione di Reverse è quella di essere un’impresa sociale che guida il cambiamento locale. Dal carcere alle cooperative, dalle fiere ai quartieri degradati di Verona, Reverse sviluppa progetti usando il design e il recupero di materiali come strumento, e il miglioramento del territorio in cui vive come vettore di cambiamento.

L’articolo su Corriere Sociale:

http://sociale.corriere.it/da-associazione-a-impresa-il-legno-prende-forma-e-restituisce-dignita-video/

Radio Bullets – Alessia che si immerge nelle città

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Radio Bullets – Alessia che si immerge nelle città

Succede a volte che ti trovi in una città e camminando verso il centro scopri che le linee, le forme e i colori assomigliano al tuo stato d’animo.

E ti chiedi se sei tu a prendere la forma della città o se al contrario è la città che si trasforma con te.

E ti perdi in certe vie, o guardi distratto un monumento, o sbirci senza volerlo dentro a finestre aperte di una casa

e ricordi persone che non hai più incontrato, ma che adesso riconosci, coperte semplicemente dall’invisibile velo del tempo, sospese nel momento in cui eravate lì, insieme.

E quella persona, quel ricordo È come se volesse darti qualcosa senza chiedere nulla in cambio, un dono. E tu non puoi fare altro che accettarlo perché è già lí. È già qui.

Alessia era partita da udine per finire l’università a verona. Abitava in un piccolo appartamento e presto al mattino andava a correre nel parco vicino a casa. Presto perché non le andava di incontrare nessuno e correva con la sua tuta adidas rossa lucida, le tre righe giù per sue gambe lunghe. Ci andava due volte la settimana, mi ha detto, e quella mattina proprio non c’aveva voglia, ma era mercoledì e il mercoledì è il giorno dei cinque chilometri. infiló la tuta ma prima fece colazione e furono proprio quei dieci minuti di ritardo che le fecero incontrare lui. Si erano già visti ad una festa, poi a casa di amici, poi al concerto dei sigur ros con gli aerei del vicino aeroporto che sembravano portarsi via quei suoni, poi nell’edicola della stazione e lui le aveva dato la sua copia di internazionale perche erano finite e adesso qui, alle sei di mattina sulle scale di un palazzo

e non poteva fare altro che chiedersi che cosa facesse lui lì. Ma non disse nulla. Nemmeno lui. Non parlarono mai se non una volta, quella volta in stazione, c’era casino, lei non aveva capito bene ma lui disse: anche tu ti stupisci delle cose ovvie?

Alessia non lo vide più, andó a vivere a torino dove trovó un ragazzo e adesso vive con lui e un cane, un bassotto, di cui non so il nome perche nn me l ha detto

Ma a torino le forme dei palazzi e le linee delle strade sono semplici e i colori tenui e quindi è più facile perdersi e immergersi dentro alla città e non c’è da stupirsi se un giorno ad Alessia, al parco di porta palatina con il suo cane, le sembró di vedere lui.

Camminava di spalle, i capelli ricci neri neri. Lei lo guardò e lui si fermò in quel momento. Giró la testa e stette lì, si salutarono con un cenno del capo e la bocca tentó un sorriso, ma credo fosse involontario.

Il bassotto le arrivó addosso con una pallina da tennis in bocca e lei non fece a tempo a rialzare gli occhi che lui non c’era più, solo un filo di vento. Ma a luglio.

Radio Bullets – Camilla che mescola i sogni

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Una donna che entra in una stanza porta con sé tutto il suo passato. La storia di Camilla.

Su Radio Bullets

Una donna che entra in una stanza porta con sé tutto il suo passato. A volte succede. A me è successo. A Copenhagen. Una donna entra con il suo passo spedito, sorride, prende una tazza e la riempie di caffè premendo forte due volte sulla testa nera del thermos, si avvicina e si siede.

Questa donna, Camilla, ha quella sicurezza delicata e tutta svedese di un personaggio di Strindberg. Che mica lo conoscevo Strindberg, è lei che mi ha consigliato di leggere Miss Julie, che affronta la vita con un rasoio.

Camilla entra nella stanza e non puoi dire la differenza tra sogno e veglia perché si mescolano e il frutto è dolce.

Un giorno di dieci anni fa Camilla si sveglia nella sua casa al lago, vicino a Stoccolma. Ha la testa che gira perché ha appena lasciato il sogno più vivido della sua vita.

Un uomo con una camicia azzurra si era ferito un occhio perché da una impalcatura era caduta una chiave inglese che l’aveva colpito. L’uomo stava seduto premendo la mano sull’occhio e Camilla le si avvicina. Lui le dice che sta bene, che non è niente e dall’alto un uomo grida che sta scendendo. Ma Camilla e l’uomo dall’occhio ferito sono già andati via. Quando Camilla si è svelgiata nella sua casa al lago, il sogno era continuato. Rimase a letto per altri minuti seguendo lei e l’uomo ferito lungo le strade di Stoccolma. Decise di scrivere quel sogno su un quaderno.

Un’amica di sua madre le disse un giorno di scrivere tutti i sogni che faceva perché sono la realtà. Più li scrivi e più ti diventeranno utili, le disse. Se li scrivi e tieni traccia della distanza temporale tra il sogno e ciò che accadrà nella realtà, potrai avere la misura della tua predizione.

La notte successiva il sogno continuò. L’uomo dalla camicia azzurra salì nell’auto di Camilla e le disse dove andare. Guidarono per tutto il giorno e l’occhio sembrava già guarito. Alla sera si avvicinarono ad una casa. Camilla si svegliò e scrisse tutto.

La terza notte Camilla sapeva che il sogno sarebbe continuato. Aveva avuto una giornata stressante perché un collega l’aveva raggiunta nella sua casa di vacanza per terminare un lavoro urgente per un cliente americano la cui nave dalla Cina era stata attaccata dai pirati e la merce, migliaia di computer, era andata persa. Molto dopo mezzanotte Camilla si addormentò.

Scesero dall’auto e cominciarono a camminare. Era buio. L’uomo dalla camicia azzurra le prese la mano e Camilla con stupore si trovò nella sua casa al lago, con il suo tavolo e la piccola barca, la sedia a dondolo e il tubo di scolo ancora da riparare. Entrarono e due ragazzi stavano guardando la tivù. Si svegliò. Scrisse tutto e tornò a Stoccolma.

Un anno dopo, era il 10 maggio, Camilla stava andando a prendere sua figlia all’asilo. Erano quasi sei mesi che non si vedeva un sole così e sembrava che tutta la città si fosse riversata sulle strade. Ma Camilla era in ritardo e non riusciva a passare. Prese un’altra via, stretta e all’ombra di alti edifici. Come previsto, non c’era quasi nessuno e Camilla poté accelerare. Ma prima dell’ultima curva trasalì. Sul marciapiede alla sua destra stava seduto un uomo con una camicia azzurra che si teneva l’occhio sanguinante e un altro uomo dall’alto dell’edificio gridava. Camilla scese dall’auto. Sapeva cosa fare.

Quell’uomo invece non sapeva nulla. Non sapeva che Camilla conosceva il suo, il loro destino. Quell’uomo oggi è il padre di due figli di Camilla.

“La differenza fondamentale tra lo stato di veglia e il sonno, dice Borges, risiede nel fatto che l’esperienza onirica è qualcosa che può essere generato, creato da noi. Quando si sta creando una poesia, c’è poca differenza fra essere svegli ed essere addormentati, è come se fossero la stessa cosa”

Università Cattolica > Lezione #10 Storytelling – Lo storyboard

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Università Cattolica – Milano, a.a. 2015/2016, II semestre

Lezione #10 del corso in Storytelling (11 maggio 2016)

Titolo: Lo Storyboard

Agenda:

h15:30-16 Ospite: Luca Mattiucci, Corriere della Sera

h16 – 17 Lo storyboard

h17 – 17:30 Ospiti: Lucrezia Pascale, Giuseppe Guardo, Pietro Nicola Coletta, Scatto Italiano

h17:30 – 18 Workshop: disegna lo storyboard della tua storia

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Articolo Corriere.it > Nuvola del Lavoro: nuove professioni nel mercato del vino

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Un mercato in espansione porta con sé tanti benefici tra cui la creazione di nuove professioni. L’Italia, diventata il primo produttore ed esportatore di vino al mondo, offre esempi di nuovi lavori legati alla tecnologia, alla tradizione, a piccoli singoli passioni che diventano dei business.

Su La Nuvola del Lavoro > http://nuvola.corriere.it/2016/05/06/le-nuove-professioni-del-vino/

Università Cattolica > Lezione #9 Storytelling – Il discorso retorico

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Università Cattolica – Milano, a.a. 2015/2016, II semestre

Lezione #9 del corso in Storytelling del 04 maggio 2016

Titolo: Il discorso retorico

Agenda:

h15:30-16 Ospite: Gaia Segattini

h16 – 17 Il potere del discorso retorico

h17 – 18 Workshop: La narrazione retorica

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Articolo Corriere.it > Innovazione: TEDxVerona 2016

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Questo è il terzo anno che Francesco Magagnino, Désirée Zucchi e tutti gli altri volontari organizzano il TEDxVerona. Tante storie, alcune davvero di ispirazione. L’aplinista Tamara Lunger sugli ottomila metri d’inverno decide di ascoltare la propria voce e tornare indietro. La danzatrice Simona Atzori racconta come “i limiti sono sono negli occhi di chi ci guarda”. Il professore Giovanni Andrea Prodi ha scoperto il “suono” dei buchi neri. Il rugbysta Mauro Bergamarsco racconta l’amore per lo sport di squadra. Il ricercatore Marco Ceriani parla del cibo del futuro. Il musicista Pasquale Pezzillo racconta il conflitto tra musica e natura. La ricercatrice Linda Avesani spiega come si può curare il diabete di tipo 1 con le piante. Lo speechwriter Simon Lancaster fa la lista dei 6 segreti della retorica. Un articolo “a cartoline” per Corriere Innovazione.

Corriere Innovazione > http://corriereinnovazione.corriere.it/cards/otto-storie/idee-che-meritano-essere-diffuse_principale.shtml

Articolo Corriere.it > Primo Maggio

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Il primo maggio è uscito un articolo corale scritto da dieci collaboratori della Nuvola del Lavoro, il blog di Corriere.it che tratta di lavoro e giovani. Le storie poi sono uscite sul Corriere della Sera, una bellissima pagina di storie di giovani che non mollano e si inventano un lavoro, eccola qui sotto.

La mia storia parla di una coppia, Andrea Giacomelli e Simona Martino, che con Irene Beltrami ha creato Craftabile, un’azienda che produce materiali didattici e giocattoli di matrice montessoriana. Fatti a mano o stampati in 3D.

Corriere.it La Nuvola del Lavoro > Dieci storie di lavoro tra sogni e realtà > http://nuvola.corriere.it/2016/04/30/aspettando-il-primo-maggio/

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Università Cattolica > Lezione #8 Storytelling – La pericolosità delle Grand Narratives

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Università Cattolica – Milano, a.a. 2015/2016, II semestre

Lezione #8 del corso in Storytelling del 27 aprile 2016

Titolo: La pericolosità delle Grand Narratives

Agenda:

h15:30-16 Ospite: Alessia Cerantola, giornalista

h16 – 17 La pericolosità delle Grand Narratives

h17:15 – 17:30 Confronto in aula

h17:30 – 18 Workshop: Dalle storie singole alla molteplicità narrativa

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Articolo Corriere Sociale > Bees Coop, Enrico de Sanso

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Enrico de Sanso è un romagnolo di Ravenna che a Bruxelles insieme a tre soci ha aperto Bees Coop, un supermercato-cooperativa di prodotti locali e bio in cui i soci sono anche i lavoratori volontari, blocca i margini al 20% e riesce in questo modo a manetenere i prezzi bassi. L’idea nasce da Park Slope Food Corp di Brooklyn, che dal 1973 offre ai suoi 16mila associati prodotti bio e locali ai prezzi più bassi di tutti i supermercati di New York. L’intervista l’abbiamo fatta su skype, guidando verso Milano. La storia me l’ha suggerita Alessandro Spazzoli, una sera bevendo birra, grazie!

Corriere Sociale > http://sociale.corriere.it/bees-coop-supermercato-bio-autogestito-che-condivide-anche-il-software/

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Università Cattolica > Lezione #7 Storytelling – La narrazione è un istinto?

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Università Cattolica – Milano, a.a. 2015/2016, II semestre

Lezione #7 del corso in Storytelling del 21 aprile 2016

TitoloLa narrazione è un istinto?

Agenda:

h15:30-16 Ospite: Lucia Cipriani, Farfilò

h16 – 17 La narrazione è un istinto?

h17:15 – 17:30 Confronto in aula

h17:30 – 18 Workshop: Punti di contatto

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Articolo Corriere.it > Giuseppe Padovani (Avanguardia)

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Quasi due ore seduti in un furgoncino a fumare e a parlare, ascoltare. A volte pensi di non avere il tempo di parlare. I discorsi si inaridiscono in chiacchiere. E a volte invece trovi un tesoro nascosto dentro ad un furgoncino bianco con il posacenere pieno. Ho cercato di raccontare la storia di Beppe in un articolo su Corriere Sociale. Passate a trovarlo che ne vale la pena.

Corriere Sociale > http://sociale.corriere.it/unimpresa-di-avanguardia-che-aiuta-gli-esclusi-a-rifarsi-una-vita-video/

Università Cattolica > Lezione #6 Storytelling – La comunicazione come processo di negoziazione

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Università Cattolica – Milano, a.a. 2015/2016, II semestre

Lezione #6 del corso in Storytelling del 13 aprile 2016

Titolo: La comunicazione come processo di negoziazione

Agenda:

Ospite: Federica Collato, Reverse Lab

La comunicazione come processo di negoziazione

Focus: Storytelling nella pubblicità

Workshop: Play40 di Isao Hosoe

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Articolo Corriere.it > Edoardo Monte e Andrea Galla (Cosa ti porto)

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Parte da Vicenza e si colloca al di sopra di altri attori del mercato del food delivery. Cosa Ti Porto? è l’idea di due vicentini, Edoardo Monte e Andrea Galla.

Corriere Innovazione > http://corriereinnovazione.corriere.it/2016/04/11/ordini-online-pranzo-arriva-casa-o-ufficio-93ad8274-ffc7-11e5-8c9c-128b0570e861.shtml

Articolo Corriere.it > Botteghe Digitali e artigiani del futuro

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Botteghe Digitali di Banca IFIS è un progetto che mi sta particolarmente a cuore. Non solo perché ci lavorano due amici come Nicola Zago e Stefano Schiavo, ma anche perché far avvicinare l’eccezionale artigianalità italiana ai nuovi strumenti organizzativi, manifatturieri e comunicativi può essere un veicolo di rilancio per una buona parte dell’economia italiana, come ben insegna Stefano Micelli nel suo Futuro Artigiano (2011).

Il pezzo per La Nuvola del Lavoro: http://nuvola.corriere.it/2016/04/09/botteghe-digitali-e-artigiani-del-futuro/

Università Cattolica > Lezione #5 Storytelling – La Core Story (seconda parte)

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Università Cattolica – Milano, a.a. 2015/2016, II semestre

Lezione #5 del corso in Storytelling del 8 aprile 2016

Titolo: La Core Story (seconda parte)

Agenda:

Ospite: Veronica Marchi, cantautrice

La Core Story o storia dominante (seconda parte)

Esercizio: destrutturare la storia di Veronica Marchi

Esercizio: creare la Core Story di LEGO

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Università Cattolica > Lezione Storytelling #4 Storytelling – La Core Story (prima parte)

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Università Cattolica – Milano, a.a. 2015/2016, II semestre

Lezione #4 del corso in Storytelling del 6 aprile 2016

Titolo: La Core Story

Agenda:

Ospite: Giancarlo Cattaneo, Radio Capital

La Core Story o storia dominante

La storia del giorno: LEGO

In collegamento skype con Roberta Sandri, senior art director agenzia comunicazione interna LEGO, Billund, DK

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