poesie

Di sicuro, o almeno, imprudente

Ma cosa fai 
Ad avvicinarti cosi, senza dire niente
Di sicuro, o almeno, imprudente  
E il rossetto fa una mezza luna sulla tazzina del caffè 
E il cuore ti fa tremare il petto
Lo vedo ora che sei vicina, così vicina 
E imprudente
Che ti cade un bacio distratto sulla mia bocca.
  

Ti guardavo dopo l’amore

Ti guardavo dopo l’amore, sai
Avevi occhi chiusi e capelli distratti   
Ti guardavo pulire il sedile umido della tua auto
Con le salviette del bar che tenevi in borsa   
E la tua pelle fa una conca tra il bacino e la coscia 
E mi guardi, tu mi guardi 
E infili mutandine blu e riga bianca  
Mettile bene, dai
E truccati un po’ così di noi nessuno se ne accorge.

  

Di fretta, sul pavimento

Un filo di vento
Quanto basta per alzarti la maglietta
Fino a prima nascondeva un livido sulla schiena
Il ricordo dell’amore
Fatto di fretta sul pavimento
Ti fa male?
Stronzo.  

Niente si asciuga e niente si succhia

Ci sono volte in cui il cuore è talmente slavato
(come l’asfalto dell’autostrada ora che inizia a piovere)
Che niente s’asciuga e niente si succhia   
Niente s’asciuga, ho detto, e niente si succhia   
E noi restiamo papaveri ai bordi della strada
Scossi dal vento o dai terremoti
Ma pur sempre papaveri
Che ogni anno
Alla stessa ora
Non si dimenticano e spuntano.
 

Si viaggia da soli

Si viaggia da soli
Accendi pure la musica se ti fa paura il silenzio
Capisco tutto il casino, sai
Ma qui da noi il casino è la condizione
Ieri indossavi vestiti presi in affitto dentro fabbriche di cuori
Ricordalo quando sarai chiusa a chiave nel bagno di casa
E una canzone ti farà piangere
Allora esci e metti il rossetto
Quel rossetto che sembra fatto per le tue labbra 
Se viaggi da sola ti innamori di nuovo.

I vicoli stanno in silenzio

Qualsiasi vicolo
Qualsiasi spigolo di questa città di lampioni incerti
Di edera dalle finestre e sanpietrini saltati
Qualsiasi silenzio, vento caldo si infila a luglio 
E dita si sfiorano lungo via Fama  
Qualsiasi sguardo nascosto
Quando ti cammino appresso
E mi guardi, tu mi guardi 
E se poi mi giro fai finta di niente  
Qualsiasi bacio rapito e sorpreso dietro questi vicoli è Verona  
E qui i vicoli stanno in silenzio
Come noi che non possiamo dire.

 

Per un istante stai fermo

Vorresti accarezzarle la fronte perché
Dietro le si addensano i pensieri
Vorresti vederla ballare perché ha gambe sottili 
Vorresti trovare le parole e dirglielo finalmente.
E invece quella matita
Scivola e scivola sul retro del libro
E tutto attorno si agita e si muove
E tu stai fermo
Per un istante o una vita stai fermo.  

 

Un uomo piange seduto

Un uomo piange seduto al tavolo di un ristorante
Ci sono dietro
Lo vedo di spalle
Lo sento mentre addento un altro boccone
Lo sento gemere e tenersi le mani sulla faccia
Mani grosse su una faccia di solchi di notti di pensieri di buio
Un uomo che se ne frega di dov’è, e piange.
Questo pianto l’ho già sentito
Primitivo
Mani così le ho già viste tremare e scuotere la vita
Un uomo piange seduto al tavolo di un ristorante
E tutto è fermo.

 

Anche Venezia è mare

Guardare gli occhi, che fortuna abbiamo
Guardare gli occhi e mentre parli perdersi 
In mano una krapfen sui binari ghiacciati
Il Regionale riparte lento
Ale, nemmeno ce ne siamo accorti
E poi arrivare, addormentati  
In piedi sul vaporetto
Stipati e muti sull’altalena del mare
Nella nebbia di questo inverno che si nasconde sotto le tue ciglia
Ma continui a scontrarti con le onde
E ti rimane solo sale

 

Gli occhi, tienili chiusi

Sembrava così scontato
Tutto scontato 
A parte quando ti sei ritrovata sola nel bagno
La porta chiusa
Lo specchio ma tu chi sei? 
Hai detto muovendo pochissimo le labbra

Sembrava così vero
Tutto vero prima di perderti
Quando lui al cinema non ti guardava nemmeno 
E tu fingevi di interessarti a due vecchi
Tanto innamorati da sapersi uccidere

Ora che sai chi sei  
Gli occhi, tienili chiusi  

 

Ogni donna sta sola di fronte al proprio mare

Solo ora 
Sdraiata su lenzuola di sale
Solo adesso ti spogli della rabbia degli ultimi mesi, anni
Un vestito scomodo
Due taglie in meno, almeno 

E ti lasci baciare sul collo
Occhi chiusi appena appena
Un respiro
Lo stesso l’ho sentito giù alla spiaggia, ricordi?

Quando la sera si confonde con le onde
Sai che ogni donna ogni donna sta sola di fronte al proprio mare  

 

Lamponi

A Parigi si mangiano cestini di lamponi
Non ho mai mangiato un cestino di lamponi
Ma ho baciato le tue labbra
Mi piace di più quando non fumi
E bevi un altro bicchiere 
è qui pronto sul tavolo della cucina
Se allunghi la mano riesci a prenderlo,
In fondo sei solo ad un chilometro da qui.

Mascara

Siamo andati a letto
Tardi
Un attimo prima
Della fine del mondo
E ora
Di te
Rimangono le ciglia
Nel mascara colato sul cuscino
I sogni
Mica li decidi tu i sogni

 

Il primo bacio

Le mani
Si cercano
Come lumaca
Si arricciano
Poi adagio, le labbra
Si posano
Fino all’ultimo segreto istante
Su di te

 

Tetti

La pioggia quando
Cade
S’inflila obliqua
Tra le pieghe dei tetti
Così
Ieri
Ti ho vista piangere
Fino in fondo
Tra le nostre lenzuola

 

Ti avrei regalato

Ti avrei regalato
Senza accorgermene
Tutti i giorni della mia vita
Tutte le sere stanche
E le domeniche lente
Il telecomando steso sul sofà
E un risveglio stropicciato

Avrei intagliato un’ingenuità sul tronco
Rovesciato l’acqua dei silenzi
Impastato con te una torta di pere, cioccolato e ricordi

Avrei, avrei, avrei

E invece non ho niente

Le mani vuote tremano la tua assenza
Afferrano lo spazio che separa
Questo foglio dai tuoi occhi

Se solo sapessi
Se solo sapessi il tuo nome

 

A marzo il lago è ancora freddo

Non ti sei ancora accorta che
Goccioli veleno dalle dita?
Dietro di te
Ma non mi vedi
Fissi il lago
Perché non ti sai più muovere
Segui due anatre litigare
Sulla linea dell’acqua
Per favore
Prima di andare
Raccogli quel che resta

 

Sono mute le pietre che ci dovevano applaudire

Sono mute
Le pietre che ci dovevano applaudire

Loretello è stanca
Addormentata sotto le coperte
Di una nebbia d’aprile

Anche la nostra Landa se n’è andata
Risucchiata una notte
Da uno starnuto improvviso

Tornare è fare un nodo
Ai mesi passati

Ricordi le pose a far foto
Rincorrendo un raggio
Che non ne voleva sapere?

Ora è affilato
E arriva da chissà dove
Per sciogliere questi granelli di nebbia

Ma non parlano
Le pietre che ci dovevano applaudire

Sono solo fango sotto le scarpe

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