Mancalacqua Capitolo 8

Mancalacqua

Capitolo 8

4af0164ee1b62149be31ff4147807638

Fuori gli abitanti del paese stavano con l’acqua fin sopra la vita. I bambini erano andati a rifugiarsi sopra gli alberi e delle signore anziane non c’era più l’ombra. Eppure ancora sbattevano i palmi delle mani gli abitanti del paese seguendo un ooo-issa ooo-issa dettato da Michelino il barbiere.

Jolanda non ce la faceva più ad aspettare. Era passato troppo tempo e il suo presentimento oscuro era diventata una certezza. Saltando sopra le teste dei compaesani si issò sopra la pesciona e loro la guardarono con un ultimo sguardo attonito prima di vederla scomparire dentro al buco.

In quel momento smisero di battere sull’animale. Solo Michelino batteva ancora. Spossato.

«E’ la fine!», disse qualcuno, «spingiamo via questo mostro altrimenti il nostro paese rimarrà sott’acqua e scomparirà!»
«Come Atlantide!», disse qualcun altro, ma nessuno commentò.
«Come il vino alla bottega del Corgnan dopo che è passato il sindaco!» si udì, e tutti annuirono mormorando, «spostiamo questo mostro!»

In quel momento gli uomini del paese si ammassarono addosso alla pelle viscosa del pescione e cominciarono ad urtare.

Dentro la pancia del mostro Primo stava per consumare tutta l’aria del palloncino e sentiva di non avere più speranze. Ovunque toccasse sentiva un muro carnoso. Allungava le mani e toccava carne, muoveva un piede e toccava carne, alzava la testa e toccava carne. E gli occhi li teneva chiusi. Disperato decise di aprirli. Era buio, ma un buio opaco. Li richiuse e pianse.

In quel momento sentì qualcosa toccargli il sedere. Si ridestò di scatto. Si girò e sentì delle mani sfiorargli il viso, ma non erano mani qualunque, erano le mani di Jolanda, la sua amata, che ne buio e immersi in quel liquido dolciastro le accarezzavano il viso. E poi la sentì avvicinarsi con il corpo e abbracciarlo. Restarono così, abbracciati. Gli occhi chiusi, la fine, ma una fine dolce.

*

«Tira!»
«Spingi!»
«E se la segassimo?»
«Cosa?»
«Questa trave»
«Dici che funziona?»
«Proviamo».

I due fratelli presero la loro lama più seghettata e cominciarono a segare il tronco uno da una parte e uno dall’altra, ma ogni volta che tiravano la pesciona si muoveva dallo stesso lato. E ogni volta che spingevano la pesciona pure si muoveva dallo stesso lato. Erano gli uomini fuori che spingevano l’animale per farlo scivolare via. Intanto Primo e Jolanda avevano perso ogni speranza e pieni di liquido dolciastro fin dentro le tasche e coccolati dal dondolio della pesciona aprirono la bocca e si diedero un ultimo bacio.

«Tira!»
«Spingi!»
«Tira!»
«Spingi!»

I fratelli coltelli avevano trovato un sistema, e ora gli uomini fuori che spingevano l’enorme animale li stavano inconsapevolmente aiutando a segare la trave.

«Spingi!»
«Tira!»
«Spingi!»
«Tira!»

La trave si spezzò aprendo i fori sulla pancia della pesciona e tutta l’acqua del fiume entrò e risucchiò fuori i due fratelli e la forza dell’acqua aprì il varco che divideva la pancia della pesciona dal pertugio dove stavano Primo e Jolanda che furono sparati fuori dal buco e volarono nella notte ancora abbracciati per poi tuffarsi (si narra pure con una certa eleganza) nell’acqua del fiume. Il grande pesce si sgonfiò e tutto il liquido biancastro e dolce andò a colorare le acque come fosse esplosa una diga di latte.

Gli abitanti del paese andarono a soccorrere Jolanda e Primo e i due fratelli. Furono portati da Gianbattista il medico, curati e fatti riposare per giorni. La pesciona fu fatta a fettine sottili e messa sotto sale. Dopo circa un mese da quella notte fu preparato un gran bancheto a cui partecipò tutta la cittadinanza, Michelino compreso. Il barbiere diede le chiavi della casa del padre a Primo, che lo ringraziò. Intanto i due fratelli coltelli litigavano su quale fetta di pesce mangiare per prima.

«E’ stata una brava pesciona», disse uno dei fratelli addentando una grossa fetta. «Proprio una brava pesciona». Annuirono tutti. Al bambino che per primo trovò la pesciona fu data una medaglia d’oro e qualcuno propose di cambiare il nome del paese “perché quello che abbiamo non è granché”, come disse.

Il sindaco Achille Casavecchia andò dal pretorato a richiedere il cambio di nome del paese, da Cavailpanedibocca a Mancalacqua. Il pretore, un uomo che non sorrideva mai, chiese perché. E il sindaco gli raccontò tutta la storia. 


Fine

whale4

Scroll to Top