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Poesia

lampone-alessio-sartore

A Parigi si mangiano cestini di lamponi

By | Poesia

A Parigi si mangiano cestini di lamponi

non ho mai mangiato un cestino di lamponi

ma ho baciato le tue labbra

mi piace di più quando non fumi

e bevi un altro bicchiere

è qui pronto sul tavolo della cucina

se allunghi la mano riesci a prenderlo, in fondo,

sei solo ad un chilometro da qui.

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maremare

Ogni donna sta sola di fronte al proprio mare

By | Poesia

 

Solo adesso

sdraiata su queste lenzuola di sale

solo adesso ti spogli della rabbia degli ultimi mesi anni

un vestito scomodo

due taglie in meno

almeno

e ti lasci baciare sul collo

occhi chiusi appena

appena un respiro

lo stesso l’ho sentito giù alla spiaggia

ricordi?

quando la sera si confonde con le onde

sai che ogni donna

ogni donna sta sola di fronte al proprio mare

 

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Gli occhi, tienili chiusi

By | Poesia

Sembrava così scontato
tutto scontato
a parte quando ti sei ritrovata
sola nel bagno
la porta chiusa
lo specchio
ma tu chi sei? hai detto
muovendo pochissimo le labbra

Sembrava così vero
tutto vero
prima di perderti quando lui
al cinema
non ti guardava nemmeno
e tu fingevi di interessarti
a due vecchi tanto innamorati
da sapersi uccidere

Anche se non sai chi sono
in questo abbraccio
gli occhi
teniamoli chiusi

 

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Anche Venezia è mare

By | Poesia

Guardare gli occhi. Guardare gli occhi, che fortuna abbiamo

Guardare gli occhi e mentre parla perdersi

come il treno che avete perso pochi istanti fa

mangiando una krapfen sui binari ghiacciati

per poi addormentarvi sull’altalena del mare

stipati in un traghetto goffo nella nebbia

in questo inverno che si nasconde sotto le sue ciglia.

Guardare gli occhi. Guardare gli occhi, che fortuna abbiamo

Ma se continui a scontrarti con le onde

tutto ciò che ti rimane

non è solo il gusto del sale?

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Di fretta. Sul pavimento

By | Poesia

alessio sartore

Un filo di vento

quanto basta

per alzarti la maglietta

che fino a prima nascondeva

un livido sulla schiena

il ricordo

dell’amore di fretta sul pavimento

Ti fa male?

Stronzo.

 

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Niente s’asciuga e niente si succhia

By | Poesia

illustrazioni alessio sartore

Ci sono volte in cui

il cuore è talmente slavato

(come l’asfalto dell’autostrada ora che inizia a piovere)

che niente s’asciuga

e niente si succhia.

 

Niente s’asciuga

ho detto

e niente si succhia.

 

E noi

restiamo papaveri ai bordi della strada

scossi dal vento o dai terremoti

ma pur sempre papaveri

che ogni anno

alla stessa ora

non si dimenticano di crescere

 

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Questo vento è ancora nostro, amore

By | Poesia, Uncategorized

 

Anche se fuori fa caldo, qui dentro

la tua pelle sente la vertigine

e io ti vengo a cercare

stringere, vedere se i tuoi occhi

ancora

hanno voglia di sale.

Mi canti una canzone?

me la canti per farmi ricordare

il giorno in cui

di te

resterà soltanto il profumo,

ma questo vento

è ancora nostro

questo vento è ancora nostro, amore

 

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Nel silenzio si balla bene

By | Poesia

Non sei tu a scegliere l’estate ma è lei che ti si fa attorno, ti circonda e lancia addosso cicaclii e foglie tremanti.
Manca poco al ritorno, al lavoro, alla sveglia delle sette.
Ma lasciami queste ore, trovarmi di fronte ad una libreria, non tanto fornita, spolverare le copertine e riscoprire vecchie poesie, lontanissime nel tempo eppure sempre qui in attesa.
Apro questo libro che crocchia un benvenuto. Che libro è? Cerco un albero e mi siedo. Mi sembra impossibile sedermi qui sull’erba, come fosse proibito, e invece è cosí semplice, permesso.
Sono piccole poesie, lasciano molto spazio al vento, non chiedono.
Quando mi alzo sento di doverlo condividere, scrivere. Perché scrivere qui è l’unico modo per dirlo. Senza telefoni, auto e orologi, battere parole sulla tastiera.
Tip, tap. Nel silenzio si balla bene.

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Prima che arrivi sera

By | Poesia

Quando le foglie dei pioppi tremano al vento,
cosa si puó sperare di piú di una estate decadente?
Prima che arrivi sera,
e le cicale coprano di voci i campi tutto attorno;
appena prima di un altro volo di farfalle,
mai viste cinque o sei rincorrersi impazzite
e sparire nel tramonto;
e molto prima della notte opaca di luna accesa
come ogni notte da quando sono qui;
trovarsi nel calore di un agosto marchigiano
lento e denso e di rughe scavate dal sole,
cosa si puó sperare di piú di una estate decadente?
Esiste un tempo per ogni decisione.
Io decido di restare.

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Seduti. Immobili

By | Poesia

Arrivi alla poesia quasi per caso. Di sicuro per nessuna scusa.

La poesia è un bel rischio. Prima di stendere parole precise su un foglio qualsiasi, ti sei sorpreso un’altra volta. Hai rischiato una confessione. Hai raccolto il gusto un po’ grottesco dei sogni appena sveglio. Hai rovesciato completamente il panorama di fronte agli occhi: il cielo è sotto e gli alberi stanno con le radici all’insù.

Arrivi alla poesia che non ne puoi piú fare a meno. Tieni un libro vicino al comodino, uno in borsa e magari anche uno in macchina. Dai un morso quando hai fame. Come ciliegie raccolte da un albero in questo giugno, piccoli versi, senza indigestione. Ho cominciato a scrivere poesie perché una persona scriveva vicino a me. Senza fretta, come veniva. Grazie.

Arrivi alla poesia come certe folate di vento. La pelle non ce la fa più a tenerle e la mano ti si arriccia, hai bisogno di scrivere.

Scrivere poesia lo fai dappertutto. Certe cene quando sei via, lontanissimo da casa. Mentre aspetti il verde e ingrani un attacco. Di notte. Quando fai ordine in casa. In bici. Sott’acqua.

Arrivi alla poesia quando c’è silenzio. Un bar, persone che parlano gridano sbattono bicchieri e ridono. E tu di fronte a lei, ai suoi occhi e ai suoi capelli. Silenzio. Non serve altro.

Seduti. Immobili (Lietocolle) è il mio primo libro di poesie.

E’ uscito ieri.

*

Il link all’editore

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Corso di scrittura – Inchiostro

By | Arte, Poesia

Non è facile decidere. Italo Calvino o Dino Buzzati.

Alla fine propendi sempre per Calvino.

Forse perchè sembra più simpatico. Ha i lineamenti più morbidi. Scrive con più ironia.

Buzzati ama le Dolomiti. Le scala, da solo, respira l’aria.

Entri in un bar e Italo e Dino sono lì.

Calvino te lo immagini a bere un caffè in un angolo gustandosi una brioche al cioccolato.

Buzzati sta nell’angolo opposto, spigoloso, con poca luce, a riflettere mentre rumina un pezzetto di krapfen.

Calvino e Buzzati sapevano scrivere.

Non credo serva arrivare a tanto. Ma per avvicinarsi Inchiostro propone un corso serio di scrittura che parte sabato 7 maggio e dura un mese e mezzo.

Da Inchiostro a Verona c’ho lavorato. Editing. Inchiostro ti insegna un sacco.

Per info e iscrizioni: corsoinchiostro@gmail.com

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La poesia ti fa vivere di più

By | Poesia

Come un cucchiaino da tè con poco zucchero, la poesia gode di una certa dose di velocità.

La puoi vedere perché sono solo granelli bianchi, gli spazi tra le parole.

Le pause sono la velocità. Una parola, un’altra. Un certo peso, un altro. Bilanci il colore qui dentro.

Poi a volte pensi che la poesia non serva e non ci fai più caso. Ma se ti capita qualche verso giusto al momento giusto dimentichi il tempo e capisci che si può salire ancora.

Versi ancora più zucchero e bevi ogni riga fino in fondo.

Oppure quando la fai. Le dita lasciano scivolare parole fuori dal corpo e le guardi appiattirsi di fronte ai tuoi occhi.

La poesia è la velocità di quell’istante che vale mesi.

La poesia ti fa vivere di più.

 

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Bukowski e la festa della donna

By | Poesia

Otto marzo: festa della donna: terribile.

Fossi donna non festeggerei la festa della donna.

Dire Festa della donna è come mettere la donna nella posizione della povera Ofelia, che affoga nel fiume vittima degli eventi.

Ma Amleto è lontano e l’inverno sta finendo.

Allora per l’otto marzo consiglio di rispolverare Donne (1978) di Charles Bukowski.

Uno pensa a Bukowski come ad un misogino senza speranza, e infatti se capita di rileggere Donne non si sbaglia di molto.

La prosa è secca, diretta, ricorda sicuramente Hemingway, ma va più veloce, improvvisata.

Donne racconta la miseria di un uomo di cinquant’anni che nella vita ha sbagliato tutto e non può fare a meno di innamorarsi ogni giorno di una donna diversa e trattarla male perchè sa di essere trattato male.

A sbirciare tra le righe si legge il bisogno di Hank Chinaski, pseudonimo dell’autore, per il genere femminile.

Senza donne manca la realtà.

Ma il bisogno non è una bella cosa.

Quando hai bisogno di una persona, le cose non vanno a finire bene.

Ti amo perchè non ho bisogno di te.

E’ una frase bellissima, ma Charles Bukowski non l’ha mai scritta.

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L’osso delle olive e la poesia

By | Poesia

La scuola in qualche modo ti fa allontanare dalla poesia.

Se hai fortuna, la ripeschi dopo, magari perchè una ragazza che te la fa gustare come una fragola appoggiata alle labbra.

La poesia è una scoperta.

Ci vuole tempo per la poesia, va masticata piano.

Ricordo un racconto di Erri De Luca su un contadino che teneva tutto il giorno un’oliva in bocca,

e se la passava tra i denti per sentire le pieghe dell’osso.

Ecco, la poesia è un po’ così.

Va tenuta in bocca, mai ingoiata. Gustata.

Poi diventa necessaria.

Un po’ come la corsa.

Corri. All’inizio è una faticaccia. Anzi il primo mese proprio non c’hai voglia.

Poi invece ne senti la mancanza. E corri, semplicemente.

O ti scopri con un libriccino di poesia nella borsa e lo sbirci e increspi le pagine manco fossero onde.

Da dove partire?

Montale, appunto.

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Tu non sei vecchia

By | Poesia

La cosa strana della poesia è la sua età.

Sembra impossibile poter leggere poesia nuova.

Sembra che tutta la poesia sia vecchia. Vecchia secoli.

Poesia nuova non è per le masse. No.

Ieri in tre librerie di Verona, non una aveva Aldo Nove. Giusto un VIttorio Sereni per farmi contento.

Ma è vero che la poesia non è quasi per nessuno?

Sta in un angolino ed è letta / riletta / amata / odiata da pochissimi?

Perchè?

La poesia è fresca. E’ nuova. Un attimo. Un soffio.

Come fa ad essere vecchio il vento?

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Immobile o di corsa?

By | Ispirazione, Poesia

La stampa è definita, ferma, dritta immobile.

Il web è in definizione, nomade, affamato e di corsa.

Prendi le poesie.

Le poesie vengono così, sono tutta anima. Prima ossigeno e poi forma.

Hanno un cuore, una vita, crescono e sono bambine. Poi invecchiano e a volte muoiono pure.

Come le trasmetti?

Sul web le metti giù e crescono.

Su carta le stampi e si fermano.

Ormai capisco a fatica la definizione. Le cose ferme, definite una volta per tutte.

La nostra condizione di vita è definita al minimo.

Non lo vogliamo, noi vogliamo cambiarla, farci scuotere, sorprenderci. Anche se fa paura.

La stampa fissa come ormai più nulla.

Il web prende perché niente è per sempre. Ma lo è ogni volta diverso. Nuovo.

Eppure se non stampi non sembra vero.

Se non lo tocchi non ti pare la stessa cosa.

E la stampa è meravigliosa perché ha quel gusto feticista e necessario del tatto e olfatto.

Chissà cosa dirà l’editore. (Finger crossed)

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La poesia è un miracolo

By | Poesia

La poesia è un miracolo.

La poesia di poche parole dense è un miracolo. Ogni volta un piccolo miracolo.

La srotoli di mille significati e ancora ha la sua identità.

Patrizia Cavalli: Neanche l’amo più. Perchè mi ostino / a far di lei il mio umile destino?

E ti ritrovi con un libricino bianco in mano e dal bianco ti accorgi che nascono forme.

Come una distesa verde che diventa una città.

O come una città che si fracassa e diventa una distesa verde.

La poesia è un miracolo perchè trasforma le cose.

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L’occhio a palla di William Blake

By | Ispirazione, Poesia

Di William Blake non se so granchè

Pittore, poeta, incisore inglese. Ho visto qualche opera, letto qualche poesia. Basta

Ma va bene così perchè a volte la cosa migliore è restarne fuori, avere solo un pensiero vago come nebbia verso le sei di sera

E’ così che poi si crea, altrimenti.

Un esempio. Entrare alla City Light Book di San Francisco, su a North Beach, girare per le stanze, salire su al reparto poesia, scendere e fotografare I Am The Door scritto da Lawrence Ferlinghetti che si sentiva Gesù, sapere che lì ci andavano Kerouac, Borroughs, Ginsberg ed esserci, esserci finalmente,

In realtà non è stata una gran sensazione

Si creano mondi, poi quello reale è uno solo e spesso non il tuo

Meglio starne fuori, a volte

Ecco che qui c’è qualcosa al piano, di qualche tempo fa, un po’ stonato ma che importa?

La poesia di Blake, le parole hanno qualcosa di mantrico, risuonano come un om primordiale

Si potrebbe dire e ridire all’infinito e si allungherebbe nel tempo, nello spazio, dentro, fuori, tutto

Tu cosa ne sai di William Blake?

Io, William Blake, il suo occhio a palla e il suo sonno, li sento così

Play > Tyger Tyger Burning Bright

Tyger tyger burning bright

In the forests of the night

What immortal hand or eye

Could frame thy fearful symmetry?

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Mascara

By | Arte, Poesia

Siamo andati a letto
Tardi
Un attimo prima
Della fine del mondo
E ora
Di te
Rimangono gli occhi
Nel mascara colato sul cuscino

I sogni
Mica li decidi tu i sogni

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Il primo bacio

By | Arte, Poesia

Le mani

Si cercano

Come lumaca

Si arricciano

Poi adagio, le labbra

Si posano

Fino all’ultimo segreto istante

Su di lei.

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